World cereal reserves are depleted

Photo by Filipe Moreira via Flickr

11 April 2008, Rome – The cereal import bill of the world’s poorest countries is forecast to rise by 56 percent in 2007/2008. This comes after a significant increase of 37 percent in 2006/2007, FAO said today.

For low-income food-deficit countries in Africa, the cereal bill is projected to increase by 74 percent, according to the UN agency’s latest Crop Prospects and Food Situation report. The increase is due to the sharp rise in international cereal prices, freight rates and oil prices.

International cereal prices have continued to rise sharply over the past two months, reflecting steady demand and depleted world reserves, the report said. Prices of rice increased the most following the imposition of new export restrictions by major exporting countries. By the end of March prices of wheat and rice were about double their levels of a year earlier, while those of maize were more than one-third higher, according to the report.

[…] According to FAO’s forecast, world cereal stocks are expected to fall to a 25-year-low of 405 million tonnes in 2007/08, down 21 million tonnes, or 5 percent, from their already reduced level of the previous year.

“Any major shortfalls resulting from unfavourable weather, particularly in exporting countries, would prolong the current tight market situation; contribute to more price rallies and exacerbate the economic hardship already facing many countries,” the report said.

Worldwide, 37 countries are currently facing food crises, according to the report. Click here for the complete list of countries in need of external assistance.

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Il caro-prezzi spinge alle stelle il costo delle importazioni di cereali nei paesi più poveri. Nel biennio 2007/2008, sono previsti, infatti, aumenti del 56% per riso, grano e mais, da sommare ai già pesanti rincari registrati nel biennio precedente. A soffrire di più saranno i paesi africani a basso reddito con deficit alimentare, dove l’impennata dei prezzi dei cereali, delle tariffe dei trasporti e del petrolio, portano a un aumento dei costi delle derrate alimentari pari al 74 per cento. A rilevarlo sono le proiezioni del rapporto trimestrale “Crop prospects and food situations” presentato, a Roma, dalla Fao, che denuncia come, attualmente, nel mondo, sono 37 i Paesi che stanno attraversando crisi alimentari e in alcuni di questi stati si è dovuto, addirittura, ricorrere all’esercito per evitare assalti al cibo nei campi e nei magazzini.

«L’inflazione dei prezzi alimentari – spiega Henri Josserand, del sistema mondiale d’informazione e preavviso rapido della Fao – colpisce maggiormente le popolazioni povere, poiché la spesa per procurarsi il cibo rappresenta una quota molto più alta del totale del loro budget di quanto non sia per le popolazioni più ricche». La spesa per il cibo, aggiunge, «rappresenta solo il 10-20% della spesa complessiva del consumatore dei paesi industrializzati, ma per il consumatore dei paesi in via di sviluppo, molti dei quali importatori netti di alimenti, può arrivare a rappresentare sino al 60-80% del totale».

[…] molto dipenderà dalle condizioni climatiche, che dovranno essere favorevoli, perché le scorte mondiali sono ormai ridotte al minimo. Secondo le proiezioni Fao, infatti, nel 2007/2008, le scorte di cereali dovrebbero raggiungere 405 milioni di tonnellate, il loro minimo in 25 anni, 21 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello già assai ridotto dell’anno precedente. «Qualsiasi calo ulteriore causato da condizioni meteorologiche negative, soprattutto nei paesi esportatori, sottolinea il rapporto, farà prolungare l’attuale situazione di ristrettezza del mercato, contribuirà a ulteriori rincorse dei prezzi ed esacerberà le difficoltà economiche con cui già molti paesi stanno facendo i conti».

di Claudio Tucci

Source: FAOsole24ore

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