Better Place is a project of Shai Agassi, he said a mission, to achieve sustainable transportation, global energy independence and freedom from oil. Better Place does not makes cars but embraces a joint venture with Nissan – Renault which are building zero-emission electric cars and exchangeable batteries.
Better Place network will provide fully-automated battery exchange stations: charging spots, battery switching stations, and software that automates the experience. Better Place had already launched its network in Denmark, Australia, Hawaii and Northern California.
Better Place è un progetto dell’israeliano Shai Agassi per raggiungere l’indipendanza energetica dal petrolio. La compagnia non costruisce automobili ma studia come realizzare una rete per il trasporto ecosostenibile attraverso punti di ricarica/cambio delle batterie che andranno a sostituire le stazioni di servizio e software per automatizzare e rendere efficente il network. dal 2008 l’alleanza Nissan – Renault ha accettato di costruire macchine elettriche ecologiche e batterie ricaricabili per il porgetto di Agassi che sta già contattando altre aziende. La sperimentazione della rete Better Place è in atto in Australia, Danimrca, Hawaii e Nord California.
Since 1972 Freedom House publishes an annual report, Freedom in the World, on the degree of democratic freedoms in nations and significant disputed territories around the world, by which it seeks to assess the current state of civil and political rights on a scale from 1 (most free) to 7 (least free).
Dal 1972 Freedom House pubblica un report annuale “Freedom in the World” sul grado di democrazia nei paesi di tutto il mondo, cercando di valutare lo stato dei diritti civili e politici su una scala da 1 (maggior libertà) a 7 (minor libertà).
La situazione in Italia e in Europa secondo il rapporto di Freedom House del 2008
PR – Political Rights CL – Civil Liberties / PR – Diritti Politici CL – Libertà Civili
The Open Society Institute (OSI), a private operating and grantmaking foundation, aims to shape public policy to promote democratic governance, human rights, and economic, legal, and social reform. On a local level, OSI implements a range of initiatives to support the rule of law, education, public health, and independent media. At the same time, OSI works to build alliances across borders and continents on issues such as combating corruption and rights abuses. One of the aims of the OSI is the development of civil society organizations (e.g., charities, community groups and trade unions) to encourage participation in democracy and society.
OSI was created in 1993 by investor George Soros to support his foundations in Central and Eastern Europe and the former Soviet Union. Those foundations were established, starting in 1984, to help countries make the transition from communism. OSI has expanded the activities of the Soros Foundations network to other areas of the world where the transition to democracy is of particular concern. The Soros Foundations network encompasses more than 60 countries, including the United States.
“The Soros foundations are autonomous institutions established in particular countries or regions to initiate and support open society activities. The priorities and specific activities of each Soros foundation are determined by a local board of directors and staff in consultation with George Soros and OSI boards and advisors. In addition to support from the Open Society Institute, many of the foundations receive funding from other sources.
L’Open Society Institue (OSI) è un’organizzazione no-profit creata nel 1993 da George Soros per la promozione della democrazia, dei diritti umani e delle riforme economiche e sociali. A livello locale l’OSI implementa una serie di iniziative per supportare l’educazione, la salute pubblica e l’indipendenza dei media. Uno degli scopi dell’OSI è lo sviluppo di organizzazioni (sindacati, no profit, comunità) per incoraggiare la partecipazione alla vita civile e sociale.
Soros ha iniziato la sua attività di filantropo sin dagli anni 70, offrendo fondi per aiutare gli studenti neri dell’Università di Cape Town nel Sudafrica dell’apartheid e aiutando anche movimenti dissidenti all’interno della “cortina di ferro”. I finanziamenti filantropici di Soros nell’Europa dell’Est per la maggior parte avvennero attraverso l’Open Society Institute (OSI) e la Soros Foundation, che in alcuni casi operava sotto altri nomi: ad esempio la Stefan Batory Foundation in Polonia. Fino al 2003 si stima abbia donato una cifra di 4 miliardi di dollari. L’OSI afferma che abbia speso annualmente circa 400 milioni di dollari negli ultimi anni. I progetti più importanti hanno compreso aiuti a ricercatori e università del Centro e dell’Est Europa e aiuti ai civili durante l’assedio di Sarajevo. Soros ha anche effettuato una donazione di 420 milioni di euro alla Central European University (CEU)
SPRANQ creates ecofont: “Appealing ideas are often simple: how much of a letter can be removed while maintaining readability? After extensive testing with all kinds of shapes, the best results were achieved using small circles. After lots of late hours this resulted in a font that uses up to 20% less ink. Free to download, free to use”
SPRANQ ha creato ecofont, un font che consente di risparmiare il 20% di inchiostro mantenendo la leggibilità. “Dopo la gruviera olandese, ora c’è anche un font olandese con i buchi.” Le idee brillanti sono spesso semplici: quanto di una lettera può essere rimosso, pur mantenendo la sua leggibilità? Dopo lunghi test con tutti i tipi di forme, i migliori risultati sono stati ottenuti utilizzando piccoli cerchi.“ L’utilizzo è libero e si può scaricare gratis.
In tutto il mondo, Paesi ricchi e poveri, è in atto da tempo una lotta fondamentale tra la società civile e le compagnie private (come le francesi Vivendi Environment, Suez Lyonnaise des Eaux e Saur o la tedesca Rwe/Thames water) contro la privatizzazione delle risorse idriche e per rivendicare il diritto all’acqua come uno dei fondamentali diritti umani.
La trasformazione dell’acqua in merce è la strategia strenuamente perseguita da organismi sovranazionali come il WTO (World Trade Organization), la Banca mondiale e il Fondo Monetario Internazionale che da tempo legano la concessione dei prestiti alla deregulation e alla privatizzazione dei servizi, tra cui anche la fornitura dell’acqua.
Durante il round di negoziati del WTO a Doha nel 2001 si parlò esplicitamente di eliminazione delle “barriere tariffarie e non tariffarie sui beni e servizi ambientali”, tra cui ovviamente rientra anche l’acqua. Alle risorse idriche come bene commerciabile fa esplicito riferimento anche il NAFTA (North American Free Trade Agreement).
Nel 1998 il “Comitato internazionale per il contratto mondiale sull’acqua” si è riunito a Lisbona e ha proclamato il Manifesto dell’acqua che si conclude con l’affermazione: “L’acqua è patrimonio dell’umanità.”
Il Parlamento Europeo già nel 2002 aveva recepito queste sollecitazioni, ribadendole nel 2003. Il 15 marzo 2006 è stata approvata una risoluzione in vista del quarto “Forum mondiale dell’acqua”, affermando che “l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana”.
Secondo l’Unesco nel 2000 sono morte 2.2 milioni di persone per mancanza d’acqua o infermità ad essa legate e fra 1.1 e 1.3 miliardi non avevano l’accesso all’acqua potabile. A Firenze, nel 2003, il Forum alternativo mondiale dell’acqua, le cifre erano ancora peggiori: 2.4 miliardi di persone senza l’accesso all’acqua potabile né ai servizi sanitari minimi, 30 mila morti ogni giorno per le stesse ragioni. Come dieci 11 settembre ogni giorno. Nel 2025, l’Unesco sostiene, nel suo scenario più ottimista, che 3.5 miliardi di persone soffriranno scarsità d’acqua. Quelli più pessimisti parlano di 7 miliardi su una popolazione mondiale di 8 miliardi. Per la Red Agroforestal Chaco Argentina, la domanda totale di acqua raddoppia nel mondo ogni 20 anni, due volte più rapidamente dell’incremento della popolazione: nel 2025 la domanda di acqua fresca sarà del 56% superiore alla sua disponibilità.
Forse catastrofismo eccessivo. Ma di certo nessuno potrà negare l’importanza strategica dell’acqua. Che fa capire l’interesse dei paesi forti a garantirsi il controllo delle fonti, delle grandi compagnie transnazionali a farne una mercanzia come le altre, dei popoli e (certi) governi a impedire che venga gettata sulla roulette del mercato globalizzato.
E’ passato nel silenzio quasi generale il decreto legge che prevede la privatizzazione dell’acqua pubblica in Italia. Il 6 agosto il Parlamento italiano ha infatti votato con l’appoggio dell’opposizione – e in particolare del Pd – l’articolo 23bis della legge numero 133/2008 , cioè il decreto legge 112 – la cosidetta ‘finanziaria triennale’ del ministro Tremonti – che affida “il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”. Ciò al fine – afferma il decreto – “di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale”. In altre parole si spalanca la via alla privatizzazione dell’acqua pubblica …
Qui potete scaricare il libro: “Le guerre dell’acqua” di Vandana Shiva o se preferite acquistarlo online
The Millennium Ecosystem Assessment (MA) was called for by the United Nations Secretary-General Kofi Annan in 2000. Initiated in 2001, the objective of the MA was to assess the consequences of ecosystem change for human well-being and the scientific basis for action needed to enhance the conservation and sustainable use of those systems and their contribution to human well-being. The MA has involved the work of more than 1,360 experts worldwide. Their findings, contained in five technical volumes and six synthesis reports, provide a state-of-the-art scientific appraisal of the condition and trends in the world’s ecosystems and the services they provide (such as clean water, food, forest products, flood control, and natural resources) and the options to restore, conserve or enhance the sustainable use of ecosystems.
Over the past 50 years, humans have changed ecosystems more rapidly and extensively than in any comparable period of time in human history, largely to meet rapidly growing demands for food, fresh water, timber, fiber and fuel. This has resulted in a substantial and largely irreversible loss in the diversity of life on Earth.
The changes that have been made to ecosystems have contributed to substantial net gains in human well-being and economic development, but these gains have been achieved at growing costs in the form of the degradation of many ecosystem services, increased risks of nonlinear changes, and the exacerbation of poverty for some groups of people. These problems, unless addressed, will substantially diminish the benefits that future generations obtain from ecosystems.
The degradation of ecosystem services could grow significantly worse during the first half of this century and is a barrier to achieving the Millennium Development Goals.
The challenge of reversing the degradation of ecosystem while meeting increasing demands for services can be partially met under some scenarios considered by the MA, but will involve significant changes in policies, institutions and practices that are not currently under way. Many options exist to conserve or enhance specific ecosystem services in ways that reduce negative trade-offs or that provide positive synergies with other ecosystem services.
The bottom line of the MA findings is that human actions are depleting Earth’s natural capital, putting such strain on the environment that the ability of the planet’s ecosystems to sustain future generations can no longer be taken for granted. At the same time, the assessment shows that with appropriate actions it is possible to reverse the degradation of many ecosystem services over the next 50 years, but the changes in policy and practice required are substantial and not currently underway.
Il Millennium Ecosystem Assessment (Valutazione degli Ecosistemi del Millennio), il cui acronimo utilizzato generalmente è MA, è un progetto di ricerca che ha cercato di identificare i cambiamenti subiti dagli ecosistemi e di sviluppare degli scenari per il futuro, basandosi sul trend dei cambiamenti. È stato lanciato nel 2001 con il supporto delle Nazioni Unite ed è costato 24 milioni di dollari.
I risultati, pubblicati nel 2005 dopo quattro anni di lavoro e il coinvolgimento di più di mille esperti e scienziati di quasi tutto il mondo, hanno affermato che il mondo sta degradando le proprie risorse naturali, evidenziando che le conseguenze di questa degradazione cresceranno in maniera significativa nei prossimi 50 anni.
Risultati principali
1. Negli ultimi 50 anni l’uomo ha cambiato gli ecosistemi con una velocità ed una forza come mai era successo in periodi precedenti della storia umana. Le cause principali sono state la crescente necessità di cibo, acqua dolce, legname, fibre e fonti energetiche. Questo impatto ha provocato nella perdita irreversibile di una certa quantità di biodiversità nel pianeta.
2. I cambiamenti sugli ecosistemi hanno contribuito ad un aumento del “benessere” del pianeta, perlomeno dal punto di vista “umano”, nonostante vi siano stati enormi costi, tra i quali i principali sono:
* degrado della capacità degli ecosistemi di fornire servizi all’umanità;
* aumento del rischio di cambiamenti “non lineari”, e quindi imprevedibili;
* aumento del livello di povertà di alcuni settori della popolazione.
3. Il processo di degradazione degli ecosistemi, e la conseguente diminuita capacità di fornire servizi, potrebbe crescere significativamente durante i prossimi 50 anni, creando una barriera al processo per ridurre la povertà nel mondo e per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo
4. La sfida di invertire il processo di degradazione degli ecosistemi e, allo stesso tempo, assolvere alle crescenti necessità di cibo ed altri servizi, è parzialmente prevista dagli scenari sviluppati dal Millenniium Ecosystem Assessment ma richiederebbe dei significativi cambiamenti nelle politiche, nelle istituzioni e nelle pratiche in atto.
Alcuni risultati specifici
* 60% dei servizi ecosistemici del pianeta sono stati degradati.
* Dei 24 ecosistemi valutati come campione, 15 sono stati valutati come danneggiati.
* Circa un quarto della superficie terrestre del pianeta è coltivata.
* I popoli della terra usano fra il 40% e il 50% dell’acqua dolce corrente disponibile sul pianeta. La raccolta di acqua è raddoppiata negli ultimi 40 anni.
* Circa un quarto degli stock di pesci sono sovrasfruttati.
* Dal 1980 circa il 35% delle mangrovie è stato perso.
* Circa il 20% dei coralli è stato perso in soli 20 anni, il 20% è stato degradato.
* L’inquinamento da nutrienti ha causato l’eutrofizzazione delle acque e la perdita di molti ambienti costieri.
* Il tasso di estinzione delle specie è di circa 100 – 1000 volte superiore il tasso naturale.
Alcune raccomandazioni
* Eliminare i supporti finanziari all’agricoltura, alla pesca e alle risorse energetiche che provocano danni all’ambiente (cosiddetti “incentivi perversi”).
* Incoraggiare i proprietari terrieri a gestire le loro terre in modo da incentivare la fornitura di servizi ecosistemici quali generazione di acqua dolce e deposito di carbonio.
* Incentivare il lavoro di protezione di aree da attività di sviluppo, specialmente negli oceani.
I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) sono gruppi di acquisto che partono un approccio critico al consumo e che vogliono applicare il principio di equità e solidarietà ai propri acquisti. I criteri che guidano la scelta dei fornitori (pur differenti da gruppo a gruppo) in genere sono all’insegna della qualità del prodotto, dell’impatto ambientale totale (prodotti locali, alimenti da agricoltura biologica od equivalenti, imballaggi a rendere)
I principi di equità e solidarietà si estendono:
* ai membri del GAS;
* ai produttori e loro lavoratori;
* ai popoli del sud del mondo;
* al rispetto dell’ambiente.
Nel vasto panorama dei GAS si trovano associazioni riconosciute, associazioni non riconosciute (fra cui numerosi sono i gruppi informali), cooperative del settore (botteghe del mondo) che trovano in questa forma un modo intelligente per acquistare quei prodotti che servono ai soci. La storia dei Gruppi di Acquisto inizia nel 1994 a Fidenza e prosegue nel 1996 quando viene pubblicata la “Guida al Consumo Critico” dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, dove vengono rilasciate informazioni sul comportamento delle imprese più importanti al fine di guidare la scelta del consumatore. Nel 1997 nasce la rete di gruppi d’acquisto. Il 5 novembre 2007 la Commissione di Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla legge finanziaria relativo agli aspetti fiscali dei GAS, che chiarisce il fatto che si tratta di attività di acquisto e distribuzione agli aderenti svolta dai GAS costituisce attività “non commerciale”.
Farmers’ markets, sometimes called greenmarkets, are markets, usually held out-of-doors, in public spaces, where farmers can sell produce to the public.
Farmers’ market produce is renowned for being locally-grown and very fresh. People argue farmers’ markets allow farmers to pick produce at the peak of flavor, preserve the nutritional content of fresh produce, and since locally-grown produce does not travel as far to get to your table, the difference in mileage saves fossil fuels.
Farmers’ markets often feature produce grown naturally or organically, meats that are raised humanely on pasture, handmade farmstead cheeses, eggs and poultry from free-range fowl, as well as heirloom produce and heritage breeds of meat and fowl.
Farmers’ markets advocates believe the markets help farmers stay in business as well as preserve natural resources. Wholesale prices farmers get for their produce are very low, often near the cost of production. Farmers who sell direct to the public without going through a middle man get a better price. It can be shown that the preservation of farmland is important for the health of the environment and water supply. According to the American Farmland Trust, sustainable and managed farms conserve soil and clean water and provide a habitat for wildlife. Moreover, modern farmers’ markets help maintain important social ties, linking rural and urban populations and even close neighbors in mutually rewarding exchange.
I vantaggi della filiera corta sono l’abbattimento dei prezzi per chi compra, perché non ci sono più intermediari, è un maggior guadagno per chi produce che non è costretto a vendere sotto prezzo alla grande distribuzione.
Nei mercati del contadino si trovano esclusivamente prodotti locali a km 0 che abbattono l’impatto ambientale dovuto al trasporto su lunghe distanze.
Indicazioni generali sui mercati contadini esistenti
priorità ai piccoli produttori
mercati ‘senza mercanti’, che accorciano la filiera in quanto permettono l’incontro diretto tra produttore e consumatore
luoghi di convivialità, dove è possibile fermarsi, parlare, consumare un pasto e un bicchiere di vino in compagnia, dove fare la spesa non è più solo un atto “funzionale” ed alienante, ma un tempo riconquistato al piacere e alla socialità
vendita di prodotti su scala locale (provinciale-regionale): l’idea è anche quella di evitare il trasporto su lunghe distanze e di riscoprire il rapporto con il proprio territorio
apertura puntuale anche alle “agricolture di fatto”: piccolissimi produttori, come chi coltiva per l’autoconsumo, ma periodicamente ha delle eccedenze da vendere (ad. es. agriturismi…)
tecniche biologiche di coltivazione dei prodotti
rispetto delle stagionalità: i mercati contadini permettono di ritrovare immediatamente il senso delle stagioni, in quanto il prodotto coltivato fuori stagione richiede consumi eccessivi di energia
Media literacy is the process of accessing, analyzing, evaluating and creating messages in a wide variety of media modes, genres and forms.
“The media are major industries, generating profit and employment; they provide us with most of our information about the political process; and they offer us ideas, images and representations (both factual and fictional) that inevitably shape our view of reality. The media are undoubtedly the major contemporary means of cultural expression and communication: to become an active participant in public life necessarily involves making use of the modern media. The media, it is often argued, have now taken the place of the family, the church and the school as the major socializing influence in contemporary society” (Buckingham, 2003, p. 5).
Media literacy education provides tools to help people critically analyze messages to detect propaganda, censorship, and bias in news and public affairs programming, and to understand how structural features, such as media ownership, or its funding model, affect the information presented.
Media literacy aims to enable people to be skillful creators and producers of media messages, both to facilitate an understanding as to the strengths and limitations of each medium, as well as to create independent media. Media literacy is an expanded conceptualization of literacy. By transforming the process of media consumption into an active and critical process, people gain greater awareness of the potential for misrepresentation and manipulation, and understand the role of mass media and participatory media in constructing views of reality.
The Center for Media Literacy in Santa Monica, California, created the five core concepts of media literacy, using the Canada’s eight “Key Concepts” for media literacy as a guide. The Five Core Concepts are:
1) All media messages are constructed.
2) Media messages are constructed using creative language with its own rules.
3) Different people experience the same media message differently.
4) Media have embedded values and points of view.
5) Most media messages are constructed to gain profit and/or power.